Nuda

Nuda, scorre tra le vene
l’alga del mare.
Brucia, come il sale sulla pelle.
Scintille d’argento respiro
e affondo le mie mani in una calda sabbia
che mi avvolge.
Un telo bianco mi compre dolcemente ma,
vedo gocce scure.
Le gocce si trasformano in una pozza e
il telo si ricorpe di sangue.
Inerme resto distesa sulla sabbia ormai umida.
Dove è il mio Signore?
Oh Salvatore delle anime che tanto ti implorano,
accorri.
Sollevami dal bagnato e dall’acqua e portami dove
il mio cuore può tacere.
Nel luogo dove le mie membra sono pesanti
come massi di montagna.
Dove la mia anima è leggera come una margherita
colta da un’ancella.
Sollevami sulle alture della vetta e fa si che Dionisio accorra,
per potermi ubricare della morte.

Flusso

Parlare al vento senza risposta,

o amore tu che vivi senza vivere

tu che ti liberi delle tue paure. 

Non vivo senza respirare. 

Mi si toglie il fiato.

Soffoco,

non percepisco la terra sotto i piedi e mi sento svenire,

gira.

Ruota e mi perdo. 

Dove sono, mi perdo di nuovo.

Quale è la mia strada.

Quale è la ma via. 

Prendi in mano la tua vita. 

Come gocce di sangue che fluiscono da un’arteria,

così vedo la mia vita uscire dai miei respiri. 

Cosa succede se mi fermo. 

si ferma il mondo con me. 

Ma un rapport così stretto non mi è concesso.

Non lo concedo. 

Non sono fatta per amare.

Non amatemi. 

Io amo la terra e la pioggia che mi cade addosso.

L’uomo, anima brutale 

sola

nel mio angolo di libertà 

finalmente

respiro.

Sono coperta da acqua e con branchie vivo.

Ma durante una notte una marea mi scopre.

Torno ad annaspare, torno a non respirare.

Vedo il sopra ma mi nascondo.

Muoio dentro.

Mi perdo di nuovo e la mia vita si dissolve in mille pezzi.

Finalmente l’alta marea ritorna.

e io sola mi concedo del tempo.

Tempo, tempo per vivere per respirare.

Tempo.

Il tempo è necessario. 

Necessito di fuggire 

di togliermi dalla pelle come squame una colla appiccicosa

che mi tiene legata al mondo. 

Ho bisogno di andare

nell’eterno.

Scirocco

Te ne sei andato via e hai portato un pezzo di me

con te. 

Lo scirocco caldo mi porta nei mercati siriani. 

È novembre. 

Tu dormi sepolto e la terra si squaglia. 

Aromi speziati fluttuano nelle aride strade.

Alzo la testa e vedo i tuoi occhi nel cielo 

del sud.

Bianco

Inginocchiati mio Dio davanti 

al crisantemo gelato. 

Sfodera la spada tagliente e 

brillante. 

Fissa senza battito la falena che 

muore. 

Fermo sulle ginocchia assapora la triste neve che chiede pietà.

Il perdono implori con il sangue che

scorre fuori dagli occhi. 

Cosa aspetti? 

Dio non ti perdona, il Diavolo ti tenta. 

Ti trafiggi il cuore con la spada luccicante.

Il sangue ti esce dalle mani e 

piangi davanti alla tua tomba ricoperta

di tulipani bianchi.

Manichini

Guardo dinisteressato la vita. 
Seduto su una panchina sono circodanto da manichini
che mi tolgono il respiro. 
Lacrime ruvide bagnano la mia carne arida e 
insensibile. 
Le bucano
ed è subito notte
Una fossa si apre nella sabbia e,
senza oppormi mi faccio trascinare dentro dalle
bianche sagome.
Una di loro mi fissa e,
con occhi tristi sottera 
per sempre
la mia anima.

Scale

Ti guardavo negli occhi mentre salivi le scale,
In quella domenica fredda come il ghiaccio.
Le scale ti portavano su come un angelo,
Ma erano nere e cupe.
In mano la avevi, in mano la tenevi,
La tua vita.
L’hai lacerata. 
Hai deciso di farla scivolare via e di farla esplodere. 
Sulla mano gocciolava sangue e tu
Al tuo solito posto
Sorridervi

Cenere

Davanti ad una giostra il via e vai ci ondeggia come cavalli, 

non conosciamo il respiro né l’aria

viaggiamo come un vortice di emozioni.

Ci fermiamo, le mani, le tue mani rugose e

vecchie penetrano nelle mie e vedo

vedo la vecchiaia dentro di me

impaurita ti abbraccio ma abbraccio cenere, 

sei per terra. 

Fisso la strada con le gocce che riempiono gli occhi,

come il sangue leggo scorre nelle vene e,

la brezza leggera ti porta via e il vortice mi riporta indietro.